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mercoledì 10 giugno 2009

Ne voglio una!


Ne voglio una!
Originally uploaded by pigliapost
Prima di tornare ne voglio una. E non lo dico perchè sono diventato filo-americano, ma perchè mi è sempre piaciuta come colori e come disegno.




E comunque:
" E l'America è arrivata
Nce ha purtato tanti cose
So' tant'anne e tanta storia
E nun se ne và
S'è pigliato 'e meglio posti'e chesta città
Mentre nuje jettammo 'o sang'
Dinto 'e quartieri 'a Sanità "

giovedì 14 maggio 2009

Un mese fa...

Vabbè non è proprio un mese ma mancano solo due giorni, e molte persone mi chiedono sempre com'è dall'altra parte, come si sta, che faccio e soprattutto quanto costa il pesce sul porto di Gallipoli... no vabbè questa è un'altra storia.

Veniamo a noi. Oddio, ho detto "a noi", 'mmazza coi tempi che corrono, sono proprio senza pudore.

Insomma, la mia impressione positiva si è consolidata nel primo mese di permanenza. Le cose qui funzionano bene, il posto è tranquillo ma ci si diverte senza problemi, anzi a dire la verità qui di problemi non ne ho trovato affatto. Sicuramente la cosa è dovuta al fatto che la cittadina è al servizio di una grande università (mi dicono che òa pur vicina Detroit è tutto un altro pianeta, molto peggio di qui), ma devo dire che non mi aspettavo di ambientarmi in così poco tempo. All'inizio fatichi un pochino a comprendere il loro sistema generale, perchè sembra tutto troppo facile, sarà che noi siamo abituati ad essere sospettosi (e avremo anche i nostri buoni motivi), ma vi faccio l'esempio del nuovo conto bancario per farvi capire.

Vado in questa banca x e non la y, perchè la x dovrebbe avere il bancomat collegato alla tessera dell'università (che ho ricevuto 5 minuti dopo essere entrato, assieme alle chiavi e all'accesso ad internet - a Benevento non ho niente che attesti che sono studente, ho rubato le chiavi alla segretaria per farne un doppione e per quanto riguarda internet.... ) ma soprattutto perchè c'era in omaggio una fantastica maglietta con la scritta Michigan. Ecco qui c'è un merchandising della roba dell'università che fa paura, a Napoli sfottevo quelli con la maglietta F-II, qui mi sono comprato pure le ciabatte del Michigan... vabbè dicevo vado in banca, da perfetto straniero e la tizia mi dice gentilmente "digiti il suo codice segreto"...

E io le chiedo "e come? non lo conosco nemmeno!" e lei mi spiega che posso sceglierlo io il mio f...ing codice segreto, non devo aspettare giorni in trepidazione che mi arrivi per posta. Poi mi danno direttamente la carta di credito (una debit card visa), linkano la mia tessera dell'univ. al conto e visto che avevo depositato 100$ me ne danno altri 50$ come promozione.

Il f...ing bancomat internazionale che mi hanno rifilato in Italia, non solo l'ho pagato 40 EURI, (sì con la I vabbè!?) ma non funziona nemmeno! Unto! (sì bravo apri il vocabolario di greco antico, così capisci).

Ho una vecchia cucina con quattro spirali resistive che si riscaldano con l'elettricità.

Da noi le vedremmo come un ferrovecchio, non ha neanche la fiamma. Embè come funziona bene sta cucina, raramente ne ho viste. La potenza e la modularità del controllo ti fanno fare una frittura.. mmm che schquisitezza! Nei supermercati trovi pressapoco le stesse cose, devi soltanto sapere magari come possono averlo tradotto oppure dove possono averlo messo, e la qualità media dei prodotti è davvero più alta, anche se forse il costo è leggermente superiore.

Difficoltà? Certo... provate a capire quando ordinate un sandwitch e la prima cosa che ti chiedono è se vuoi il pane bianco oppure no. Adesso che SO cosa mi stanno domandando, almeno so cosa dovrei rispondere, ma vi assicuro che mi sono dovuto far scrivere "screamed milk" al bancone del caffè, perchè la pronuncia della tizia era di un altro pianeta. Praticamente danno per scontato che tu già sappia cosa ti hanno domandato e quindi vogliono semplicemente sapere cosa preferisci. Ma sono gentili e non si preoccupano di ripeterlo anche molte volte.

Gli autobus passano e si fermano. E se li rincorri se ne accorgono e ti aspettano. Anche se poi scendi alla fermata dopo, non battono ciglio (eh f...ing R2, mi hai sentito?). Il venerdì sera ci scassiamo abbastanza, tanto che la mia tattica è cominciare a ripetere l'indirizzo di casa a chiunque, magari poi qualcuno alla fine della serata se lo ricorderà, perchè io.... Però incredibile a dirsi, l'autobus dell'università passa fino alle 2 di notte, oppure mal che vada c'è il taxi da 5$ che ti riporta a casa.

Qui nessuno parla di Obama nei bar, e nessuno pensa che McCain sia uno sfigato perchè alla fine ha perso. Non è che lati negativi non ne abbiano, hanno le loro paranoie, i loro modi di fare un "tantinello" impacciati quando non hanno confidenza con chi gli sta di fronte, non esattamente il carattere espansivo tipicamente nostrano, ma quando poi li conosci sono brave persone. E alla fine, chiamatemi pure filoamericano, nella somma di pregi e difetti forse loro ci superano di una misura.

Peranto mio caro Mario (no papà non ce l'ho con te), asciugati pure le costose lacrime e fai come me. Quando ti chiedono che pane vuoi per il sandwitch, lascia stare il pane nero, che è pure amaro. Scegli il bianco coi semini di miglio, che è veramente la fine del mondo.

giovedì 16 aprile 2009

Welcome in America

Si è fatto abbastanza tardi oggi.

La sveglia è suonata alle 6:30 di mattina, e spero di essere riuscito a svignarmela silenziosamente senza svegliare la padrona di casa che dormiva. Il padrone russava sonoramente quindi non temo di averlo svegliato. Speriamo solo che abbia avuto una giornata migliore di quella che mi ha raccontato ieri.

Il mio viaggio negli States inizia con la perdita di un treno, visto che il tram che doveva portarmi a Termini ha fatto un pochino di ritardo. Fortunatamente nell'aeroporto non c'era nessuno al check-in e quindi mi sono spicciato presto. Arrivo a Francoforte con abbastanza ritardo (diciamo che il pilota se l'è presa comoda e volava col braccio fuori dal finestrino) e noto che ho appena 20 secondi per fare il boarding del volo coincidenza. Un'occhiata al biglietto per vedere che gate prendere nell'hub tedesco, A65 dice il tagliando. Bene, fammi un pò vedere... il 65 è l'ultimo dei gates. Fatto tutto l'hub di corsa arrivo trafelato e sudato dall'altra parte, mi butto a volo nel transit, e salgo a bordo di questo enorme Boing A330. Mi dico subito wow che cosa bella che è st'aereo, giusto in tempo per scoprire che quella era la prima classe, mentre io stavo in economica. Non malissimo ma il confronto è stato in perdita totale. Viaggio di sole 9 ore (stavolta il pilota correva come un pazzo, doveva mettercene 10) tre film visti (non ve ne consiglio nessuno tra Twilight, Bolt e Inkhearth) mezzo libro sfogliato e finalmente si atterra in USA. Incredibilmente sono pure il primo a recuperare le valigie e a uscire dalla zona immigranti. Esco fuori dall'aeroporto e francamente non trovo questi chiari e inconfutabili segnali di come si raggiunga Ann Arbor con i mezzi pubblici. Alla fine riesco a salire su di un autobus e parto. Il tizio mi fa (nel bel mezzo dell'apparente nulla) "Ann Arbor, please take off..." e io mi dico "bene, ma dove c...o stiamo?" qua vedo solo alberi e una strada deserta...

Ebbene dovete sapere che questo posto incredibilmente ha le strade circondate a destra e sinistra dal verde, e poi dietro il verde stanno nascoste le case. Praticamente l'opposto che da noi. A questo punto mi violento e prendo un taxi, crepi l'avarizia, tanto alla fine che devo fare, manco si vede lontanamente un autobus, nè tantomeno saprei prenderlo per andare chissà dove e ho due valigie molto pesanti.

Arrivo al Microhotel, e qui cominciano le sorprese. La stanza che pago 60 dollari (circa 50 euro) ha due letti matrimoniali e un bagno enorme tutto per me. COn una bellissima moquette, condizionatore, tv via cavo e wifi dappertutto. Esagerato.

Esco dopo una doccia e qualche lettura di mail e con una cartina in mano mi avventuro in giro. Un tizio mi si avvicina e mi fa "are you all by your self?" e io mi dico "ummarò e mò questo che vuole?", e quello incalza "dai vieni a magiare con noi ti diamo un passaggio".

Ebbene sono andato a mangiare con tre perfetti sconosciuti, due uomini dell'Alabama e una signora di mezza età del Michigan, in una bisteccheria, e abbiamo fatto una bella caciara, da dove vieni, che studi, bla bla bla. Erano tutti contenti per via del fatto che fosse il mio primo giorno in America. E finalmente sono stato contento anche io. Sono riuscito alla fine a distrarmi e vedermene bene.

E alla fine, al momento di pagare la cena, scopro che avevano pure già pagato anche per me, e quando ho detto che non sapevo come ringraziarli mi hanno risposto "welcome in America" con un grande sorriso.

Grazie a Ted, Rob e Cynthia, per avermi fatto sentire a casa come soltanto nei film sembra possa accadere.

Cara America, abbiamo cominciato davvero bene. Welcome you too.